Anonimo ha chiesto:

All'asilo il mio migliore amico mi aveva promesso che a 22 anni mi avrebbe chiesta in moglie. Siamo stati divisi per tre anni, rassegnati alle scelte del destino, lui in America, io a Milano. È il mio compleanno, esco per andare all'università, giro l'angolo per fare colazione nel solito bar e distrattamente chiedo il solito. Ma quando alzo gli occhi sul piattino non c'è una tazzina, ma una scatola chiusa. Il cameriere la apre e dice: te l'avevo detto, a 22 anni ti avrei chiesto di sposarmi.

fossilbird:

potrei piangere, è una delle cose più belle che io abbia letto.

Racconti di un’estate mai iniziata🌸

13 luglio 2014.

Eravamo in passeggiata, io e lui.

Ci siamo fermati su una panchina vicino ad un piccolo bar. Mentre io fissavo il sole che portava a termine il suo viaggio quotidiano, lui si fumava una sigaretta. 

Il tutto stava avvenendo con un innaturale silenzio.

Di solito ho paura dei silenzi, mi mandano in panico e comincio a parlare a raffica. In quel caso, invece, ero perfettamente a mio agio, non provavo un minimo di imbarazzo.

E anche questo è da definirsi strano.
Lui mi ha sempre mandata in tilt, perché allora in quel momento non lo ero?

Mi ero accorta che mi stava fissando da un pezzo, quindi mi sono voltata verso di lui che mi ha detto: “Ma secondo te i bambini sono nel baretto? Perché non sento casino.”
Si stava riferendo ai bambini a cui facciamo da animatori d’estate. Quella sera erano andati in un bar a guardare la partita.

“Mm non saprei, e se non fossero lì?”
Silenzio.
Perché tra di noi c’è sempre tutto questo silenzio? 
Nel frattempo si era alzato dalla panchina e si stava incamminato verso il bar.

“Se non sono lì resto da solo con te -silenzio- e forse è anche meglio”. Si è voltato e mi ha sorriso.

(via trepiccolibacisullaguancia)

Perché non riesco a rassegnarmi all’idea che non ti piaccio? Anche se me lo hai detto chiaro e tondo c’è qualcosa dentro di me che mi dice di non mollare, di non dimenticare tutto quello che abbiamo passato, di non dimenticare il sorriso che mi facevi venire dopo una tua chiamata, di non dimenticare il modo in cui mi facevi sentire apprezzata e amata. C’è qualcosa dentro di me che non mi fa andare avanti. Che mi distrugge sempre di più.

fran—cesca

Eravamo in giro con un gruppo di amici. Stavamo facendo un giro per i negozi, quando entrammo da H&M. Io ero stanca di girare per i negozi, quindi mi appoggiai al muro. Le altre erano andate a vedere i vestiti, e a un certo punto lui venne da me. Ci ritrovammo fronte contro fronte, talmente vicini che i nostri nasi si toccavano, e i suoi occhi diventarono uno solo. Ci fissavamo dritti negli occhi. In quel momento mi sentivo amata, ero felice. Lui abbassò lo sguardo. Ora il soggetto del suo sguardo non erano più i miei occhi ma le mie labbra. Era tutto perfetto, come in un film. Ma la perfezione si sa, non dura molto tempo. Si allontanò dicendo che non poteva. Ero confusa, forse la sua espressione era legata al fatto che non avevo mai baciato. E rimasi lì, mi sentivo come la neve con il sole. Incapace di salvarsi e destinata a sciogliersi.

fran—cesca (via fran—cesca)